Lapo Baglini

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Parole. - Lapo Baglini
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Parole.

Parole.

Parole.

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione.

Io me lo immagino, il funzionario del Comune di Firenze (o dei vigili urbani o di chi volete, cambia poco, c’è qualcuno che mi piacerebbe conoscere) che decide cosa scrivere sul cartello del divieto di sosta. Anzi sull’eccezione al cartello del divieto di sosta.

Per i non avvezzi alle questioni cittadine spiego: si tratta di biciclette. Ma così sarebbe troppo facile. Allora per i cittadini usiamo parole diverse.

La prima è velocipede. Dal vocabolario: Nome dato alle prime biciclette con la ruota anteriore più grande e con la pedaliera a essa solidale; generic., bicicletta. Ecco vorrei sapere chi ha usato con voi la parola velocipede negli ultimi venti anni… Tranne il funzionario di cui stiamo parlando.

Il secondo termine è bike sharing, “traducibile come “condivisione della bicicletta” o bici(cletta) condivisa, è uno degli strumenti di mobilità sostenibile a disposizione delle amministrazioni pubbliche che intendono aumentare l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici (autobus, tram e metropolitane), integrandoli tra loro”. Ci dice Wikipedia.

Quindi è un concetto, una nominalizzazione per chi studia linguistica, e non certo un mezzo.

Eppure il genio dei cartelli ha saputo fondere due bischerate in tre parole. Non era facile.

Porannoi, si dice in Toscana. Speriamo che venga messo sotto da un velocipede, di quelli con la ruota grande davanti e che la botta lo faccia rinsavire e tornare qui al 2018, lo stiamo aspettando come un amico che ha sbagliato strada e che vorremo veder riapparire. Qui e ora.

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