“La Fortezza di Mont’Alfonso a Castelnuovo Garfagnana fu concepita, al volgere del XVI secolo, come ultima roccaforte difensiva del Ducato di Ferrara a guardia del confine con il vicino lucchese. Realizzata tra il 1579 ed il 1586 con grande dispendio di mezzi ed energie, fu progettata dall’ingegnere carpigiano Marc’Antonio Pasi e si qualifica ancora oggi come la più importante emergenza architettonica militare della Garfagnana estense…”
E sabato 22 maggio ci sono stato. A insegnare, per il CNR Ibimet, all’interno di un progetto triennale in uno dei Laboratori di Orientamento destinati all’Imprenditoria femminile. Branding e Comunicazione per la precisione.

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Fuori uno scenario fantastico, una fortezza restaurata con amore e passione, affacciata sui panorami verdi e montuosi della Garfagnana, imponenti e a volte duri, poco “toscani” viene da dire se si pensa alle morbidezze chiantigiane e delle crete. Dentro più di venti imprenditrici agguerrite e irrequiete, sedute a ferro di cavallo intorno a me, per una mattinata molto stimolante e anche divertente.
Sulla via del ritorno, la bellezza struggente di Barga e il fascino altero di Coreglia Antelminelli. Nel bagagliaio birra artigianale alle castagne, formaggio di capra del posto e pappardelle di farina di farro di un pastificio artigiano della zona. Per ripensare alla Garfagnana insieme agli amici in una prossima serata fiorentina di giugno.
Appena arrivato al corso, neanche il tempo per riprenderti, vieni catapultato sul palco per fare una breve presentazione di te stesso. Ninente di che, ma ci sono 120 persone da tutto il mondo che ti guardano e la devi fare in inglese.
Già l’inglese. Siamo a Orlando per il Charisma Enhancement, il corso Training Trainer per prendere l’abilitazione che conclude il primo percorso in NLP. Già il primo, da Trainer in poi si comincia a studiare e a crescere davvero. Dicevamo della lingua. Qui in Florida ci sono tre tipi di stranieri non anglofoni, quelli che non sanno l’inglese o lo sanno molto poco, diversi giapponesi, qualche sudamericano, Stefano
; quelli che lo hanno studiato in Inghilterra e quelli che lo hanno studiato in America. Al di là di quello che vi dicono, se non capisci l’inglese qui è peggio che con le Fonzies, non godi nemmeno a metà. Ti perdi quasi tutto, Bandler e le installazioni, capisci poco gli esercizi, quello che ti insegnano i Master Trainer, come vedere un film di Kiarostami in lingua originale, sai qualcosa della trama e poco altro. Se non sai il russo e vedi Guerra e Pace, capisci che parla della Russia…
Poi ci sono gli student USA, e sono quelli che ridono alle battute, e i British-London, quelli che quando parla John col suo vocione e l’accento del New Jersey si guardano intorno smarriti pernsando di essere su Scherzi a Parte. Uno dei momenti indimenticabili è quando Adriano ha lasciato interdetto Bandler. Alla domanda “Ditemi un’esperienza dove il tempo sembra non passare mai”, il mio caro amico se ne è uscito con una frase correttamente British ma che in americano è suonata come “Quando hai una giornata libera davanti senza p…ini”. Bandler lo guarda e gli domanda da che paese arriva. Adriano con gli occhi sfuocati risponde “Italy” e Bandler, che ha capito bene che il dottor De Matteis non cercava di fare il simpatico, ha chiosato”Ah, it sounds really italian” fra l’ilarità statunitense.
Al di là del divertimento, e ce n’è tanto durante il corso, si tratta di una settimana indimenticabile, per tutto quello che apprendi (ed è tanto) e per tutto quello che condividi (e forse è ancora di più) con le persone a te più vicine. Conoscenti che sono diventati amici e amici che adesso sono ancora più amici.
Emozioni in ordine sparso: Stefano e una sua presentazione in veneziano, la doppia induzione di Federica e Stella, il sorriso di Maurilio che parla londinese con l’accento delle Langhe, il kimono di Elena e quello di Saki, la bravura nei feedback di Matheusz, le chiacchierate con Adriano, la grinta di Simone, i tre Moschettieri, l’esercizio sull’energia con Mitchell, la NLP per Joey, la passione di Alessandro, gli abiti impeccabili di Marco (ma come fa?), la strana coppia di Jerry e Lucio, il sosia brasiliano di Robbins, la voce di Laura, la musichetta di attaco prima delgi speech… e poi tutto il resto, tutto quello che è restato dentro di me e che fa capolino di tanto in tanto…
Quando torni sei abbastanza sbalestrato, e non è solo questione di fuso. Già adesso sei Licensed NLP Trainer e provi due emozioni contrastanti: da un lato hai capito che ancora non sai un tubo di NLP e che devi studiare e studiare e applicarla e applicarla e applicarla. E dall’altro inizieresti il tuo Pract dopo due ore. Ma per quello c’è tempo. Neanche tanto, settembre è vicino!!!
Non sempre nell’immaginario collettivo, e a volte anche nel mio lo confesso, un convegno è qualcosa di piacevole e coinvolgente. Ci sono però delle eccezioni. E una ho avuto la fortuna di viverla fra lunedì e martedì. Sono infatti stato invitato, come docente di Marketing del Polimoda, a parlare a un incontro organizzato da Promindustria nelle Marche, in particolare a Fermo.
Il viaggio è lungo, anche perché le ferrovie, appena usciti dall’asse FI-BO-MI non è che sfolgorino. Appena arrivato a Porto San Giorgio fin dalla cena di accoglienza nell Hotel David Palace di Best Western (qui devo dire giocavo in casa dato che collaboriamo da anni con la catena BW) mi sono reso conto, oltre che dell’ospitalità marchigiana e della qualità dell’organizzazione, di una particolare alchimia che si è creata da subito fra quattro relatori: Francesco Morace, Paolo Barichella, Alberto Graglia e il sottoscritto. Senza parlare di Renato Ricci che al Polimoda è di casa.
Il convegno è andato strabene, in una location spettacolare, con tutta l’assitenza possibile. Abbiamo parlato di Concept Store e del futuro del sistema produttivo italiano. Io in particolare di CEM, Customer Experience Management, riprendendo temi del marketing esperienziale teorizzato da Bernd Schmitt alla Columbia University qualche anno fa. E mi sono divertito. Nel mio intervento e nell’ascoltare quello degli altri. Ed è stata un’occasione di confronto e di approfondimento. E durante il viaggio di ritorno mi sono passate in un lampo anche le tre ore di treno da Porto San Giorgio a Bologna dove ci siamo separati.
Un bravo a tutti, in particolare a Emanuela Curti che ha saputo scegliere e organizzare al meglio tutto l’evento!!!