Lapo Baglini

Life and Business Coach
Mental Trainer
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LA RAGAZZA DELLE PESCHE. - Lapo Baglini
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LA RAGAZZA DELLE PESCHE.

LA RAGAZZA DELLE PESCHE.

LA RAGAZZA DELLE PESCHE.

Se mi conoscete lo sapete bene, sono sempre stato un po’ coinvolto dall’archetipo del FARE. Fare e ottenere risultati. E in questo periodo ho dovuto trovare altre cose, da leggere, studiare, approfondire.

E poi ho ripensato alla mia attività di giornalista e di scrittore. Già perché scrivere si può fare quasi in ogni situazione. Dopo il successo stellare di MORTE SULLA SPIAGGIA DI PANGALUSIAN, e la pubblicazione di Capodanno a Firenze nella raccolta Fiorentinipersempre, ho deciso di pubblicare qualche racconto giallo, qui sulla mia pagina. Roba vecchia e roba nuova, qualcuno già uscito su riviste e qualcuno no.

Questo è il primo. Si intitola, come avete letto in alto, La ragazza delle pesche
Fatemi sapere cosa ne pensate relaxandenjoy 😉

LA RAGAZZA DELLE PESCHE

Arrivava tutte le mattine, sul tardi, qualche librone sotto braccio, coi capelli neri lunghi e lisci, piccolina ma con degli occhi grandi così. Sembrava uscita da scuola o dall’università anche se dimostrava a malapena diciott’anni. Ogni giorno, cinque volte alla settimana, qui al mercato, da me, al mio banco. Era sempre seria e con gli occhi non sorrideva mai anche se si sforzava di essere gentile. La conoscevo ormai da un paio di mesi e tutti i giorni mi domandava la stessa cosa: un chilo di pesche. Non sembrava neanche guardarle mentre io cercavo sempre di scegliere le più belle, quelle più colorate che paiono di velluto quando le accarezzi con le mani.

Qualche volta, se avevo avuto un attimo di respiro e la mattinata non era stata di quelle infernali, quelle che passano sempre a rincorrere una voce al di là delle cassette colme di frutta, con gli occhi attenti a qualche ragazzino che vuole la sua razione giornaliera di vitamine gratis, gliele facevo trovare già pronte. Mi ringraziava con i suoi occhi seri da ragazza troppo presto matura e poco dopo la vedevo scomparire dietro a un altro banco e non ce la facevo mai a capire se l’aspettava qualcuno o se se ne andava sola col suo chilo di pesche.

Un giorno mi azzardai a fare un po’ di conversazione, era arrivata più tardi, passate le una e con un caldo addosso da bersi tutto il banco come spremuta.
-Allora, signorina, le piacciono da impazzire, queste pesche…-
Mi guardò come se si fosse resa conto allora della mia esistenza, scosse il capo con un sorriso quasi di scusa e mi pagò senza rispondere.
Un’altra mattina la vidi senza libri e provai con un -Niente scuola oggi?- teso a risvegliare una qualche reazione.
-Università. Ed è tempo di esami, -anche la voce era un po’ malinconica- le lezioni ormai sono finite-. Sembrava che le dispiacesse.
-Sta arrivando l’estate e ci sono le vacanze -continuai io -lei dove se ne va, al mare?-
-Spero lontano, se tutti gli esami vanno bene-. Questa volta apparve un sorriso ma gli occhi guardavano lontano, alle mie spalle, oltre i peperoni gialli e rossi che tengo vicino a me, mi fanno allegria con quei colori accesi e un po’ sfacciati.

Ormai avevamo quasi fatto amicizia, appresi che si chiamava Silvia e prendeva l’autobus per ritornare a casa sua. Stava un po’ fuori, dove iniziano le colline e da dove arrivavano anche alcune delle pesche che lei veniva a comprare da me.
Un giorno mi erano rimaste solo quelle noci, le nettarine, con la buccia liscia che sembra dipinta e la polpa gialla un po’ più dura delle altre. Le chiesi se le andavano bene lo stesso. Mi restituì uno sguardo ironico e fece uscire un -Certamente, per me vanno bene tutte- che mi mise addosso come un malessere, forse era colpa del caldo un po’ appiccicoso: in mezzo ai banchi il vento non ce la fa a entrare, troppe curve, troppa proba e troppa gente per rinfrescarci tutti.
La settimana dopo, eravamo ormai arrivati a luglio, le domandai come erano andati gli esami.
-Tutti bene finora, grazie-.
-E quando parte per le spiagge?-
-Se va bene l’ultimo, quello più difficile, la settimana prossima-.
-Allora non ci vedremo per un pezzetto o verrà qualcun’altro a comprare le pesche?-
Questa volta mi osservò con attenzione e la sua voce prese un tono più freddo -No, non le verrà più a comprare nessuno, le sue pesche-.
Mi parve un po’ sgarbata e poi le pesche non erano mie ma di chi le sbucciava e se le mangiava. Sfoderai comunque un gran sorriso e le augurai un buon fine settimana.

Il lunedì Silvia non venne e neppure tutti i giorni seguenti, ma il giovedì partii anch’io per quindici giorni di riposo, mi sostituiva mio fratello che ha famiglia e le vacanze le fa d’agosto come tutti.
Quando tornai faceva ancora più caldo, il vento si era nascosto tutto nei luoghi di vacanze e in città si boccheggiava. Silvia ormai non la vedevo da venti giorni ma tutte le volte che guardavo le pesche pensavo a lei.

Una mattina arrivò il mio amico Giovanni che sembrava affogare nella divisa da Carabiniere. Era quasi un anno che non lo vedevo, lo avevano mandato in campagna in un commissariato un po’ sperduto.
-Come mai nella metropoli?- lo salutai.
-Non me lo dire, mi è capitato un lavoraccio -mentre si metteva in bocca un’albicocca grande e lustra.
-Hanno rubato degli animali?- mi venne da dirgli.
-Magari, ci sono quattro morti…-
-Dove, lassù da te?-
-Una storiaccia guarda: padre, madre, figlio e nonna, tutti morti-.
-Morti come?-
-Avvelenati…- e giù un’altra albicocca che sembrava la sorella di quella di prima -sai con l’acido cianidrico…-
-Veramente non lo so, ma chi è stato?-
-Mah, forse è stata la figlia minore, che è sparita, nessuno ne sa più niente da quando è successo. Faceva l’università qui, sto andando a rintracciare qualcuno che la frequentava. Ti immagini, con questo caldo saranno andati via tutti. La cosa incredibile è che non c’è traccia di un movente, i vicini non hanno mai sentito litigate, il padre lavorava, la madre casalinga, il fratello stava imparando in un’officina, la nonna mezza sorda… Non si sa davvero cosa fare-.
-Senti, ma com’è quest’acido cianidrico?-
-È quello che comunemente si chiama acido prussico, sai- e ne prese in mano una grande a pasta bianca -si estrae dai noccioli di pesca, di ciliegia, di albicocca. O meglio si estrae l’amigdalina, che cianogenica, in grado di liberare acido cianidrico nel nostro organismo. Ci hanno bombardato con tute queste informazioni a una riunione che…-

Era già da un po’ che non lo ascoltavo, ero rimasto in silenzio e pensai a Silvia, la vedevo in vacanza, sulla spiaggia che giocava e rideva con gli amici. Lo speravo per lei.

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