Lapo Baglini

Life and Business Coach
Mental Trainer
Viale Milton 49
50129 Firenze
Email lapo@plscoaching.it
Mob +39 347 3629216
P.IVA 02290610480

Il Post Vacation Blues non è una Canzone - Lapo Baglini
778
post-template-default,single,single-post,postid-778,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-11.2,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.2.1,vc_responsive
 

Il Post Vacation Blues non è una Canzone

Il Post Vacation Blues non è una Canzone

Il post vacation blues, conosciuto anche come sindrome da rientro, è qualcosa di vicino a noi, proprio in questi giorni.

Superata l’uscita di Melegnano l’ombra della grande metropoli si erge minacciosa. “La vacanza è finita. La tua evasione dal dovere, dal traffico e dalla cravatta è terminata. Le orecchiette i lampasciuni e i castelli di sabbia, devi dimenticarli rapidamente”.

Il violento contrasto tra i bermuda oversize e i pantaloni stirati con la piega da indossare domattina alle sette è devastante come una gabbia che ti imprigiona al pari della giacca che avevi dimenticato quanto fosse stretta. Addormentasi la prima volta in città è difficile ma indispensabile. Forse una camomilla, meglio un Tavor. Le splendide immagini della spiaggia di fronte al chiosco del cocomero tardano a cancellarsi dalla memoria e si insinua a tratti lo stridore dei freni della metropolitana che prenderai domattina alle sette e cinquanta.

Esiste quindi una sindrome da rientro dalle vacanze dovuta al ritorno violento alla vita ordinaria. Da un giorno all’altro. Senza pause. La melanconica constatazione che la vacanza è irrimediabilmente finita può innescare forme di astenia, emicrania, calo di attenzione, debolezza diffusa e persino disturbi digestivi. Quanto più la vacanza è stata un successo, tanto più il rientro sul lavoro è uno shock. Poiché è impensabile che, come vorrebbe qualcuno, negli ultimi giorni di vacanza si cominci a cambiare il ritmo della giornata riportandolo a quello cittadino, è normale che si affronti il problema quando si presenta davvero e cioè quando le valigie sono ancora da disfare.

E stanchi del viaggio ci buttiamo sul letto e proiettiamo con la mente sul soffitto la splendida immagine del rosso tramonto sul mare.

Su come superare questa difficoltà a riambientarsi ci sono molte scuole di pensiero. Gli esperti prêt-à-porter delle riviste di costume parlano di esercizi mentali finalizzati ad occupare le sezioni del cervello invase dalla depressione post-vacanziera e un bizzarro filosofo, Alain De Botton, suggerisce di alzarsi di primo mattino con il pensiero della morte improvvisa che porta all’apprezzamento della vita e quindi a rassegnarsi alla vita di ufficio.

Altre soluzioni, sono affidate alle teorie più disparate come quella psicometrica del londinese Simon Bacon, che suggerisce ad esempio di stringere con vigore nella mano un oggetto riportato dalle vacanze, o quella “dell’uovo azzurro” dei cultori della new age secondo cui è risolutivo guardare ciò che ci sta dintorno immaginandolo ricoperto da una pellicola azzurra traslucida per “tenere lontano le situazioni di crisi e le vibrazioni negative che minano la serenità”.

In pratica la sindrome da ritorno dalle ferie bisogna tenersela e fare di necessità virtù con pazienza curando l’alimentazione, il sonno e l’attività fisica ed evitando di sopravvalutare le inevitabili difficoltà sul lavoro. Abbandonata l’idea del rito con l’olio di rosmarino e l’uso di altri intrugli della nonna è bene, dopo un congruo periodo di disintossicazione da ricordi ingombranti, mettersi con grande serenità davanti a un piatto di spaghetti alla Norma e immaginare la prossima vacanza magari tra i limoneti di Forza d’Agrò. Sognare luoghi meravigliosi fa sempre bene 😉

 

1Comment
  • Marco Cattaneo
    Posted at 10:24h, 28 agosto Rispondi

    Per il lavoro che faccio, mi sento proprio in dovere di aggiungere un “metodo” 🙂
    Impegnarsi per avvicinare la vita che viviamo in vacanza alla vita che viviamo durante il resto dell’anno, perché nel momento in cui cominciamo a riconoscere le differenze emotive, pratiche e di pensiero che rendono differente un periodo di “vacanza” da un periodo di “lavoro”, allora i due estremi cominciano a riavvicinarsi e più si avvicinano, più la nostra vita diventa un’intera vacanza!

Post A Comment