Ognuno ha il proprio nome, bello o brutto che sia.
Immagina però di chiamarti Carlo Cipolla, essere nato a Pavia nel 1922 e di essere un personaggio pubblico, un economista che fa carriera, professore universitario a 27 anni dopo aver studiato alla Sorbona di Parigi e alla London School of Economics. Dopo aver insegnato in molte università, fra cui la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1953 decidi di andare negli Stati Uniti come Fulbright fellow, e nel 1957 sarai visiting professor all’Università di Berkeley in California, prima di essere nominato full professor due anni più tardi.

Proprio negli Stati Uniti, per distinguerti da studiosi omonimi, come lo storico Carlo Cipolla, aggiungi una M come iniziale di un secondo nome, che tutti pensano che stia per Maria, e invece no perché è completamente inventata. Non male.

A lato della carriera accademica, con numerose pubblicazioni in ambito economico, Carlo è giustamente famoso per i suoi studi nel campo della stupidità umana. Già proprio degli stupidi. Perché la cosa paradossale è che è diventato forse più famoso per la conosciutissima teoria della stupidità, enunciata nel suo libello intitolato The Basic Laws of Human Stupidity (stampato per la prima volta nel 1976 come regalo di Natale per gli amici) poi pubblicato in italiano nel 1988 come Allegro ma non troppo e tradotto in almeno 13 lingue.

Tale teoria vede gli stupidi come un gruppo di gran lunga più potente delle maggiori organizzazioni come le mafie o le lobby industriali, non organizzato e senza ordinamento, vertici o statuto, ma che tuttavia riesce ad operare con incredibile coordinazione ed efficacia.

Nello stesso libro si trovano le cinque leggi fondamentali della stupidità:

Prima Legge Fondamentale: Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

Seconda Legge Fondamentale: La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.

Terza (ed aurea) Legge Fondamentale: Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.

Quarta Legge Fondamentale: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

Quinta Legge Fondamentale: La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Conviene tornare per un momento alla terza legge, dove Cipolla individua due fattori da considerare per indagare il comportamento umano:

Danni o vantaggi che l’individuo procura a se stesso

Danni o vantaggi che l’individuo procura agli altri

Creando un grafico col primo fattore sull’asse delle ascisse e il secondo sull’asse delle ordinate si ottengono quindi quattro gruppi di persone:

Intelligenti (in alto a destra): fanno il proprio vantaggio e quello degli altri

Sprovveduti (in alto a sinistra): danneggiano se stessi e avvantaggiano gli altri

Banditi (in basso a destra): danneggiano gli altri per trarne vantaggio

Stupidi (in basso a sinistra): danneggiano gli altri e se stessi

Ognuno può utilizzare questo sistema per studiare la stupidità ed elaborare l’applicazione della teoria in tutte le sue possibili varianti.

Ma la storia non finisce qui.

Se tracciamo una linea diagonale fra gli assi, vedremo che tutta la zona che si trova in alto a destra di questa linea corrisponde ad un miglioramento nel bilancio totale del sistema, mentre gli eventi e la persone dell’altro lato si associano ad un peggioramento.

Teoricamente le persone intelligenti forniscono il maggior contributo alla società in senso generale.

Però, per quanto possa sembrare brutto, anche i banditi intelligenti contribuiscono ad un miglioramento nel bilancio della società provocando nel complesso più vantaggi che danni. Le persone sfortunate-intelligenti anche se perdono individualmente possono tenere effetti socialmente positivi.

Senza dubbio, quando la stupidità entra in scena, il danno è enormemente maggiore del beneficio a chicchessia. Ciò dimostra il punto originale: l’unico fattore più pericoloso in qualsiasi società umana è la stupidità.

Cipolla osserva inoltre che le persone intelligenti generalmente sanno di esserlo, i banditi anche sono consci della loro attitudine e anche le persone sfortunate hanno un forte sospetto che non tutto vada per il verso giusto.

Ma le persone stupide non sanno di essere stupide, e questa è una ragione in più che li rende estremamente pericolose.

Mica stupido Cipolla ;-)

 

 


Conoscete Walter Mischel? E la gratificazione differita? Neanche l’esperimento marshmallow? Va bene lo stesso, ve lo racconto.Mischel, uno psicologo austriaco, mise a punto a Stanford nel 1972 uno dei più famosi, e forse il più lungo, esperimento di psicologia comportamentale di cui si abbia notizia.

Nel primo test Walter prese trenta bambini di quattro anni, si mise di fronte a loro con in mano un vassoio pieno di mashmallow e gli disse: “Ognuno di voi potrà avere un marshmallow ora. Ma devo assentarmi un attimo, e se aspetterete che torni allora vi darò due marshmallow”.

Il video dei bambini che fanno di tutto per non cedere alla tentazione è spassosissimo. Alcuni “si coprivano gli occhi con le mani o si giravano per non guardarlo, mentre altri

cominciavano a prendere a calci la scrivania, oppure a tirarsi i capelli, o cose del genere, mentre altri decidevano di mangiarlo subito”.

Circa un terzo degli oltre 600 bambini che parteciparono all’esperimento riuscì a rimandare la gratificazione abbastanza a lungo per ottenere il secondo marshmallow.Il risultato più importante è però emerso dopo molti anni. Mischel infatti ha avuto la pazienza di continuare il monitoraggio lungo la carriera scolastica e professionale. Quattordici anni dopo gli ex bambini erano quasi maggiorenni ed emerse che coloro che erano stati capaci di esercitare un controllo cognitivo sugli impulsi immediati risultavano anche avere risultati scolastici migliori, rivelando una correlazione positiva tra i minuti attesi prima di mangiare la marshmallow e il punteggio conseguito nel Sat, il test per l’ammissione all’università.

E i golosi immediati? Brutte notizie: avevano più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, godevano di bassa autostima e venivano visti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi.

La cosa non è finita qui… L’esperimento è continuato e si sono studiati quegli stessi individui a quaranta anni, sottoponendoli ad un nuovo e più complesso esperimento, simile all’originale, ma adeguato all’età basato su due livelli di complessità.

Ulteriori conferme. Coloro che da bambini si avventavano sulla marshmallows, sono anche coloro che commettono più sbagli da adulti. Il che mostrerebbe che la capacità di controllare gli impulsi è una caratteristica individuale relativamente stabile negli anni.

E conferme pure a livello cerebrale con il neuro imaging dove si è potuto osservare inoltre che questa stessa capacità è identificabile a livello di correlazioni neuronali.

I risultati di Mischel sono stati recentemente confermati da uno studio condotto in Nuova Zelanda nel 2010. Un team di ricercatori ha monitorato 1000 persone dalla nascita per 32 anni osservando la loro forza di volontà e auto-disciplina. I ricercatori hanno trovato che le persone con maggior auto-controllo diventarono adulti più sani, più felici e più ricchi. Mentre quelli con scarsa volontà ottenevano risultati accademici peggiori, avevano un lavoro sotto pagato ed erano più inclini alle dipendenze e ad avere relazioni sentimentali instabili.

Mi sono sempre chiesto che cosa avrei fatto a quattro anni. Probabilmente avrei subito mangiato il mio marshmallow e quello di un altro bambino che stava lì ad aspettare ;-)

 

Il Lavoro dei Sogni

27 giu
2014

“Il lavoro è una manna quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione nel momento in cui la sua unica utilità consiste nell’evitare che riflettiamo sul senso della vita”. Così scrive Paulo Coelho nel Manuale del guerriero della luce. E mi trova molto d’accordo. La consulenza di carriera o career coaching è la relazione che s’instaura tra un professionista e un cliente che vuole fare chiarezza nella propria vita professionale o trovare una nuova opportunità di lavoro; costituisce quindi una tipologia d’intervento a supporto dei percorsi professionali individuali. Se con le giovani risorse, il significato di tale attività è soprattutto legato al supporto rispetto all’individuazione di un proprio progetto professionale, con le persone più adulte tale tipologia d’interventi scaturisce a volte da condizioni esterne indipendenti dalla propria volontà, quali ad esempio l’andamento del mercato economico, a volte da condizioni interiori legate alla riflessione su quanto ci si senta valorizzati dal proprio lavoro.

Mi capita spesso di parlare con allievi e coachee delle scelte lavorative o di stage e una delle cose sottolineo è l’importanza della nostra concezione di autoefficacia. L’autoefficacia percepita è per Albert Bandura, lo psicologo sociale che l’ha identificata, il processo cognitivo chiave, la capacità generativa (che ha la funzione di organizzare elementi particolari)

il cui scopo è quello di orientare le singole sottoabilità cognitive, sociali, emozionali e comportamentali in maniera efficiente per assolvere a scopi specifici.

“Che tu creda in te stesso quando cento persone non ci credono e’ molto piu’ importante che cento persone credano in te quanto tu non ci credi”. La vera difficoltà a volte non è trovare qualcosa che ti appassiona (anche se non è facilissimo…), la vera difficoltà è trovare qualcosa che ti continua ad appassionare dopo qualche tempo. Questo perché cambiamo noi, cambiano gli ambienti nei quali lavoriamo e cambiano le persone con le quali lavoriamo. Il lavoro dei sogni per te non è il lavoro dei sogni per la persona accanto a te. E meno male…

E’ il mantenere tutto in equilibrio dinamico la vera sfida… Il #CareerCoaching con le sue domande cartesiane (o Matrix of Consequences per gli anglofoni) e il lavoro sulla Time Line serve anche a questo ;-)

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