La memoria è la capacità di immagazzinare informazione e di avere accesso ad essa. Senza la memoria saremmo incapaci di vedere, di udire o di pensare. Non avremmo un linguaggio per esprimere la nostra situazione, e di fatto neppure un senso della nostra identità personale. In breve, senza memoria saremmo dei vegetali, intellettualmente morti.

Grazie alla tecnologia a poco a poco abbiamo soppiantato la nostra memoria naturale con un’ampia sovrastruttura di supporti mnemonici esterni, un processo che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione esponenziale.

Le memorie esterne non hanno cambiato solo il modo di pensare, ma anche il concetto di intelligenza. Dal possesso individuale delle informazioni, l’erudizione si è evoluta al sapere come e dove trovarle nel complicato mondo delle memorie esterne.

La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina. I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione, non sono la realtà; sono irrilevanti rispetto ai fatti.

Dopo gli esami di ieri mi sono reso conto che il ricordare per gli studenti di oggi non è quello che era per noi il ricordare. Il concetto di studio e quindi di memoria è diverso.

Eppure, come scrive Saul Bellow: “Tutti abbiamo bisogno della memoria. Tiene il lupo dell’insignificanza fuori dalla porta”.

 

 

Sapete chi era John Sedgwick, il tipo nella foto? Bene John è stato un generale statunitense dell’Union Army nella guerra di secessione americana. Morì a causa di un tiratore scelto che lo colpì durante la battaglia di Spotsylvania. E già il nome della battaglia sembra preso da un albo di un Topolino d’annata.

Quello che non tutti sanno è come è morto. E’ diventato famoso per le sue ultime parole famose.

Spotsylvania dunque, il 9 maggio 1864. I suoi uomini stavano probabilmente scontrandosi con il fianco sinistro dei Confederati e lui stava organizzando il posizionamento dell’artiglieria. I cecchini confederati si trovavano a circa 900 metri ed i loro colpi obbligarono gli ufficiali dell’Unione a gettarsi a terra per coprirsi. Sedgwick era in campo aperto e si dice che abbia detto: “Cosa? Gli uomini si buttano in questo modo per semplici proiettili? Cosa faranno quando apriranno il fuoco su tutta la linea?”.

Nonostante la critica gli uomini continuarono a ritirarsi ed egli ripeté: “Mi vergogno di voi, scappare in questo modo. Non saprebbero colpire un elefante a questa distanza”. Pochi secondi dopo cadde in avanti colpito da un proiettile sotto l’occhio sinistro.

Quante persone che conoscete vi raccontano con assoluta certezza la loro verità? Il loro modo di vedere la vita e il mondo come Verbo assoluto? Quanti Sedgwick conoscete o avete conosciuto, a scuola, all’Università, nel lavoro o in famiglia…

Quando li incontrate ripensate a John che in assoluta buona fede ha perso la vita volendo convincere tutti i suoi soldati di un fatto assolutamente irreale: che i nemici non sarebbero stati in grado di arrivare fin lì con i colpi dei loro fucili…

Quando li incontrate ripensate a John che in assoluta buona fede ha perso la vita volendo convincere tutti i suoi soldati di un fatto assolutamente irreale: che i nemici non sarebbero stati in grado di arrivare fin lì con i colpi dei loro fucili…

 

“Non permettere mai a nessuno di cambiare ciò che sei per farti diventare ciò di cui ha bisogno”. Questo è un tipo di cambiamento disfunzionale.

Vale la pena invece ricordare che quando diciamo cose tipo “Le persone non cambiano”, facciamo impazzire gli scienziati.

Perché il #cambiamento è letteralmente l’unica costante di tutta la scienza. L’energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono.

È il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre.

Il cambiamento è costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi.

Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo nascere ancora una volta ;-)

 

top