Sapete chi era John Sedgwick, il tipo nella foto? Bene John è stato un generale statunitense dell’Union Army nella guerra di secessione americana. Morì a causa di un tiratore scelto che lo colpì durante la battaglia di Spotsylvania. E già il nome della battaglia sembra preso da un albo di un Topolino d’annata.

Quello che non tutti sanno è come è morto. E’ diventato famoso per le sue ultime parole famose.

Spotsylvania dunque, il 9 maggio 1864. I suoi uomini stavano probabilmente scontrandosi con il fianco sinistro dei Confederati e lui stava organizzando il posizionamento dell’artiglieria. I cecchini confederati si trovavano a circa 900 metri ed i loro colpi obbligarono gli ufficiali dell’Unione a gettarsi a terra per coprirsi. Sedgwick era in campo aperto e si dice che abbia detto: “Cosa? Gli uomini si buttano in questo modo per semplici proiettili? Cosa faranno quando apriranno il fuoco su tutta la linea?”.

Nonostante la critica gli uomini continuarono a ritirarsi ed egli ripeté: “Mi vergogno di voi, scappare in questo modo. Non saprebbero colpire un elefante a questa distanza”. Pochi secondi dopo cadde in avanti colpito da un proiettile sotto l’occhio sinistro.

Quante persone che conoscete vi raccontano con assoluta certezza la loro verità? Il loro modo di vedere la vita e il mondo come Verbo assoluto? Quanti Sedgwick conoscete o avete conosciuto, a scuola, all’Università, nel lavoro o in famiglia…

Quando li incontrate ripensate a John che in assoluta buona fede ha perso la vita volendo convincere tutti i suoi soldati di un fatto assolutamente irreale: che i nemici non sarebbero stati in grado di arrivare fin lì con i colpi dei loro fucili…

Quando li incontrate ripensate a John che in assoluta buona fede ha perso la vita volendo convincere tutti i suoi soldati di un fatto assolutamente irreale: che i nemici non sarebbero stati in grado di arrivare fin lì con i colpi dei loro fucili…

 

“Non permettere mai a nessuno di cambiare ciò che sei per farti diventare ciò di cui ha bisogno”. Questo è un tipo di cambiamento disfunzionale.

Vale la pena invece ricordare che quando diciamo cose tipo “Le persone non cambiano”, facciamo impazzire gli scienziati.

Perché il #cambiamento è letteralmente l’unica costante di tutta la scienza. L’energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono.

È il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre.

Il cambiamento è costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi.

Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo nascere ancora una volta ;-)

 

Il post vacation blues, conosciuto anche come sindrome da rientro, è qualcosa di vicino a noi, proprio in questi giorni.

Superata l’uscita di Melegnano l’ombra della grande metropoli si erge minacciosa. “La vacanza è finita. La tua evasione dal dovere, dal traffico e dalla cravatta è terminata. Le orecchiette i lampasciuni e i castelli di sabbia, devi dimenticarli rapidamente”.

Il violento contrasto tra i bermuda oversize e i pantaloni stirati con la piega da indossare domattina alle sette è devastante come una gabbia che ti imprigiona al pari della giacca che avevi dimenticato quanto fosse stretta. Addormentasi la prima volta in città è difficile ma indispensabile. Forse una camomilla, meglio un Tavor. Le splendide immagini della spiaggia di fronte al chiosco del cocomero tardano a cancellarsi dalla memoria e si insinua a tratti lo stridore dei freni della metropolitana che prenderai domattina alle sette e cinquanta.

Esiste quindi una sindrome da rientro dalle vacanze dovuta al ritorno violento alla vita ordinaria. Da un giorno all’altro. Senza pause. La melanconica constatazione che la vacanza è irrimediabilmente finita può innescare forme di astenia, emicrania, calo di attenzione, debolezza diffusa e persino disturbi digestivi. Quanto più la vacanza è stata un successo, tanto più il rientro sul lavoro è uno shock. Poiché è impensabile che, come vorrebbe qualcuno, negli ultimi giorni di vacanza si cominci a cambiare il ritmo della giornata riportandolo a quello cittadino, è normale che si affronti il problema quando si presenta davvero e cioè quando le valigie sono ancora da disfare.

E stanchi del viaggio ci buttiamo sul letto e proiettiamo con la mente sul soffitto la splendida immagine del rosso tramonto sul mare.

Su come superare questa difficoltà a riambientarsi ci sono molte scuole di pensiero. Gli esperti prêt-à-porter delle riviste di costume parlano di esercizi mentali finalizzati ad occupare le sezioni del cervello invase dalla depressione post-vacanziera e un bizzarro filosofo, Alain De Botton, suggerisce di alzarsi di primo mattino con il pensiero della morte improvvisa che porta all’apprezzamento della vita e quindi a rassegnarsi alla vita di ufficio.

Altre soluzioni, sono affidate alle teorie più disparate come quella psicometrica del londinese Simon Bacon, che suggerisce ad esempio di stringere con vigore nella mano un oggetto riportato dalle vacanze, o quella “dell’uovo azzurro” dei cultori della new age secondo cui è risolutivo guardare ciò che ci sta dintorno immaginandolo ricoperto da una pellicola azzurra traslucida per “tenere lontano le situazioni di crisi e le vibrazioni negative che minano la serenità”.

In pratica la sindrome da ritorno dalle ferie bisogna tenersela e fare di necessità virtù con pazienza curando l’alimentazione, il sonno e l’attività fisica ed evitando di sopravvalutare le inevitabili difficoltà sul lavoro. Abbandonata l’idea del rito con l’olio di rosmarino e l’uso di altri intrugli della nonna è bene, dopo un congruo periodo di disintossicazione da ricordi ingombranti, mettersi con grande serenità davanti a un piatto di spaghetti alla Norma e immaginare la prossima vacanza magari tra i limoneti di Forza d’Agrò. Sognare luoghi meravigliosi fa sempre bene ;-)

 

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