Conoscete Walter Mischel? E la gratificazione differita? Neanche l’esperimento marshmallow? Va bene lo stesso, ve lo racconto.Mischel, uno psicologo austriaco, mise a punto a Stanford nel 1972 uno dei più famosi, e forse il più lungo, esperimento di psicologia comportamentale di cui si abbia notizia.

Nel primo test Walter prese trenta bambini di quattro anni, si mise di fronte a loro con in mano un vassoio pieno di mashmallow e gli disse: “Ognuno di voi potrà avere un marshmallow ora. Ma devo assentarmi un attimo, e se aspetterete che torni allora vi darò due marshmallow”.

Il video dei bambini che fanno di tutto per non cedere alla tentazione è spassosissimo. Alcuni “si coprivano gli occhi con le mani o si giravano per non guardarlo, mentre altri

cominciavano a prendere a calci la scrivania, oppure a tirarsi i capelli, o cose del genere, mentre altri decidevano di mangiarlo subito”.

Circa un terzo degli oltre 600 bambini che parteciparono all’esperimento riuscì a rimandare la gratificazione abbastanza a lungo per ottenere il secondo marshmallow.Il risultato più importante è però emerso dopo molti anni. Mischel infatti ha avuto la pazienza di continuare il monitoraggio lungo la carriera scolastica e professionale. Quattordici anni dopo gli ex bambini erano quasi maggiorenni ed emerse che coloro che erano stati capaci di esercitare un controllo cognitivo sugli impulsi immediati risultavano anche avere risultati scolastici migliori, rivelando una correlazione positiva tra i minuti attesi prima di mangiare la marshmallow e il punteggio conseguito nel Sat, il test per l’ammissione all’università.

E i golosi immediati? Brutte notizie: avevano più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, godevano di bassa autostima e venivano visti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi.

La cosa non è finita qui… L’esperimento è continuato e si sono studiati quegli stessi individui a quaranta anni, sottoponendoli ad un nuovo e più complesso esperimento, simile all’originale, ma adeguato all’età basato su due livelli di complessità.

Ulteriori conferme. Coloro che da bambini si avventavano sulla marshmallows, sono anche coloro che commettono più sbagli da adulti. Il che mostrerebbe che la capacità di controllare gli impulsi è una caratteristica individuale relativamente stabile negli anni.

E conferme pure a livello cerebrale con il neuro imaging dove si è potuto osservare inoltre che questa stessa capacità è identificabile a livello di correlazioni neuronali.

I risultati di Mischel sono stati recentemente confermati da uno studio condotto in Nuova Zelanda nel 2010. Un team di ricercatori ha monitorato 1000 persone dalla nascita per 32 anni osservando la loro forza di volontà e auto-disciplina. I ricercatori hanno trovato che le persone con maggior auto-controllo diventarono adulti più sani, più felici e più ricchi. Mentre quelli con scarsa volontà ottenevano risultati accademici peggiori, avevano un lavoro sotto pagato ed erano più inclini alle dipendenze e ad avere relazioni sentimentali instabili.

Mi sono sempre chiesto che cosa avrei fatto a quattro anni. Probabilmente avrei subito mangiato il mio marshmallow e quello di un altro bambino che stava lì ad aspettare ;-)

 

Il Lavoro dei Sogni

27 giu
2014

“Il lavoro è una manna quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione nel momento in cui la sua unica utilità consiste nell’evitare che riflettiamo sul senso della vita”. Così scrive Paulo Coelho nel Manuale del guerriero della luce. E mi trova molto d’accordo. La consulenza di carriera o career coaching è la relazione che s’instaura tra un professionista e un cliente che vuole fare chiarezza nella propria vita professionale o trovare una nuova opportunità di lavoro; costituisce quindi una tipologia d’intervento a supporto dei percorsi professionali individuali. Se con le giovani risorse, il significato di tale attività è soprattutto legato al supporto rispetto all’individuazione di un proprio progetto professionale, con le persone più adulte tale tipologia d’interventi scaturisce a volte da condizioni esterne indipendenti dalla propria volontà, quali ad esempio l’andamento del mercato economico, a volte da condizioni interiori legate alla riflessione su quanto ci si senta valorizzati dal proprio lavoro.

Mi capita spesso di parlare con allievi e coachee delle scelte lavorative o di stage e una delle cose sottolineo è l’importanza della nostra concezione di autoefficacia. L’autoefficacia percepita è per Albert Bandura, lo psicologo sociale che l’ha identificata, il processo cognitivo chiave, la capacità generativa (che ha la funzione di organizzare elementi particolari)

il cui scopo è quello di orientare le singole sottoabilità cognitive, sociali, emozionali e comportamentali in maniera efficiente per assolvere a scopi specifici.

“Che tu creda in te stesso quando cento persone non ci credono e’ molto piu’ importante che cento persone credano in te quanto tu non ci credi”. La vera difficoltà a volte non è trovare qualcosa che ti appassiona (anche se non è facilissimo…), la vera difficoltà è trovare qualcosa che ti continua ad appassionare dopo qualche tempo. Questo perché cambiamo noi, cambiano gli ambienti nei quali lavoriamo e cambiano le persone con le quali lavoriamo. Il lavoro dei sogni per te non è il lavoro dei sogni per la persona accanto a te. E meno male…

E’ il mantenere tutto in equilibrio dinamico la vera sfida… Il #CareerCoaching con le sue domande cartesiane (o Matrix of Consequences per gli anglofoni) e il lavoro sulla Time Line serve anche a questo ;-)

Il downshifting recita Wikipedia – parte integrante del più vasto concetto del lifestyle, lo stile di vita, o simple living, del vivere in semplicità – è la scelta da parte di diverse figure di lavoratori – particolarmente professionisti – di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, ozioso relax, hobbystica).

Quest’estate in aeroporto stavo guardando uno schermo televisivo, già non avendo televisione a casa a volte lo sguardo mi cade curioso su cose per me remote come telegiornali, dibattiti e altro…, con un servizio di un telegiornale dedicato appunto al downshifting. Il giornalista intervistava professionisti ritirati in casolari immersi nel verde, intenti a fare marmellate biologiche e con grandi sorrisi stampati sul volto. Tutto molto bello e piacevole. E me lo sono ripetuto come un mantra, dopo aver notato che ero diventato un workaholic

Spesso alla base di una tale scelta sembrano esserci come motivazioni una maggiore considerazione per i temi dell’ecologia, della salute fisica e psicologica e, in ultima analisi, per una visione della vita in minore chiave consumistica, oltre che per un recupero di valori da tempo dati per superati come una rivalutazione dell’ozio, un recupero del concetto di lentezza…
Quindi cambiamento netto: niente incarichi fissi dirigenziali e gestionali e ritorno alla libertà delle giornate in aula con più tempo da dedicare alla nostra azienda PLS e alla nostra Coaching School

E così ho fatto, dando il via nuovi progetti e facendo partire nuovi corsi in diverse città con un’energia nuova e la mente sgombra. Vision e pianificazione strategica come se piovesse.

Ieri mi stavano chiedendo delle date e ho aperto Google Calendar e sono rimasto un po’ basito: una sfilata di impegni di colore diverso (ho un calendario diverso per ogni famiglia di corsi e di impegni, ognuno col suo bel colore ;-) ) che affollavano i quadrati della visualizzazione mensile. Un mio collaboratore mi guarda e mi dice “Meno male che dovevi lavorare meno…”

Vero, i quadratini colorati degli impegni sembrano tante automobiline in coda. E sono tanti. Eppure mi sento più sereno e spensierato… Forse è solo che per le personalità irrequiete cambiare spesso è meno opprimente della ripetitività? O non ho compreso bene il significato del downshifting? ;-) ))

 

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